Il relitto del Nasuto
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Il relitto del Nasuto

PDF Invia per E-mail Stampa Scritto da Comune di Marciana Marina    Giovedì 28 Gennaio 2010 16:00
LA STORIA
Il cielo si era fatto nero, senza soluzione di continuità con il mare colore del piombo; gli scrosci d'acqua incessante rendevano praticamente nulla la visibilità. Il nocchiero conosceva bene quel tratto di costa; già in passato aveva superato senza troppe difficoltà l'infide secche prospicienti la punta di ponente, ed ora confidava di doppiare il promontorio del Nasuto, per poi ridossarsi nella rada, gettando l'ancora alla foce della fiumara, provvedere nel locale cantiere ai raddobbi necessari, e quindi riprendere il viaggio in sicurezza... Ma qualcosa non andò per il verso giusto. Ecco che un'ondata imprevista frange a prua, facendo ingavonare e poggiare verso la scogliera ormai imminente. Un terribile rumore sordo, ed un fremito prolungato scuotono la coperta sotto i piedi dei marinai; chi è a bordo capisce che l'urto ha condannato l'imbarcazione. La nave appare subito non oltre governabile, mentre si sbanda sempre di più e rapidamente, tra il gemere delle tavole ed i giganteschi orci che scricchiolando scardinano le sedi in cui sono contenuti, l'acqua inonda la coperta. I pochi superstiti dell'esiguo equipaggio, aggrappandosi ai frammenti galleggianti, provano terrorizzati a guadagnare la spiaggia che si comincia ad intravedere...

IL RITROVAMENTO di Popi Adriani
"Forse non tutto si è svolto in una tale, prevedibile, sequenza di eventi; ma il risultato del naufragio è lì sotto i miei occhi. Una serie enorme di mezzelune, rappresentano le bocche dei dolia sepolti, emergenti dai sedimenti del fondale. La tessitura dei detriti è leggermente diversa, rispetto alle zone circostanti; un'anomalia nella pendenza conferma che lì, a 65 metri, di fronte al promontorio del Nasuto esiste un relitto di un'oneraria romana contenente un carico di grandi orci (gli ziri o dolia, appunto) destinati al trasporto di derrate (oggi li definiremmo contenitori per il trasporto di merci alla rinfusa...). E' uno spettacolo emozionante, come sempre quando ci si imbatte in un angolo di mondo inviolato; alta profondità del giacimento ne ha preservato la disposizione originale, proteggendolo dalle manomissioni conseguenti alle incursioni di clandestini. Gli orci imponenti (il subacqueo potrebbe con facilità passare attraverso la loro bocca) incutono comunque un rispetto reverenziale; tutti i manufatti (specie se, come nel caso specifico, di dimensioni cospicue) rappresentano la brusca interruzione nel panorama subacqueo "consueto". Per il sommozzatore anche preparato, sono fonte di non pochi patemi, quelle regolari forme che si materializzano nel blu... E se trattasi di reperti, riconducibili all'opera ed all'ingegno umano, antichi di venti secoli, la soggezione è più che giustificata.

I primi lunghissimi minuti li trascorro inginocchiato sul fondo, cercando di valutare le dimensioni di massima dei doli; la loro giacitura, orientamento, e numero totale. Già, perchè anche il contare a questa profondità, specie di fronte ad un tale dispiegamento di reperti, richiede non poca concentrazione. Poi le prime avvisaglie di un'ebbrezza frutto dell'emozione, mista al prolungarsi della permanenza ad una quota di tutto rispetto, invitano al distacco da questo spettacolo magico. La grande murena torna a riaffacciarsi dalla sua tana artificiale, seguendo con diffidenza l'ultimo sorvolo da parte del sub del proprio territorio di caccia; ha inizio, a malincuore, la risalita. I conti sui tempi di decompressione, permanenza, quote, etc. tornano ad essere prioritari. Guardando in alto, mentre il sole torna a far capolino, tra le scie di innumerevoli natanti, che schizzano veloci, mi pongo la domanda: ma è proprio andata così? C'erano davvero tutte quelle "pance" enormi, laggiù, adagiate sul fondo a poche centinaia di metri dalla torre di Marciana Marina? Riguardando con calma (ed ennesima, nuova emozione) il pezzetto di video girato, ho avuto la conferma che non si trattava di un'allucinazione.

GLI APPROFONDIMENTI
Questo è un conciso resoconto di quanto accaduto alla fine di Agosto del 2002; dopo la dovuta segnalazione agli organi competenti, la Soprintendenza Archeologica ha organizzato una prima ricognizione ufficiale del sito. Il maltempo incessante ha fatto procrastinare fino al mese di Dicembre la data del sopralluogo; il giorno 10 Dicembre la Dott.ssa P. Gambogi, da bordo del cacciamine Rimini, nave militare spesso impegnata in appoggio alla Soprintendenza per ricerche di carattere archeologico, ha potuto osservare mediante la telecamera di prua del "Rov" in dotazione, il giacimento del Nasuto. La forte corrente di Levante ha reso difficoltose le prospezioni, ma il materiale registrato ha dato conferma di quanto a suo tempo il Prof. Michelangelo Zecchini aveva segnalato dopo la prima, rapida analisi del filmato originale. Siamo in presenza del relitto di una nave oneraria di epoca classica (la cui datazione si colloca a cavallo del 50 A.C.) destinata al trasporto di derrate alimentari, mediante l'imbarco di una dozzina circa di grandi dolia. Si tratta di una forma di cabotaggio estremamente specializzata; esistono al riguardo diverse scuole di pensiero su quali rotte e con quali modalità, tali onerarie svolgessero la loro attività. Il Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina dell'Istituto di Studi Liguri di Albenga - che in passato ha condotto approfondite ricerche sul sito di Diano Marina, dove esiste il relitto di una nave "a dolia" localizzato sui fondali prospicienti la costa - si è interessato a questi nuovi ritrovamenti e ne segue le ricerche scientifiche.

COMMENTI ED INTERVISTE
Walter Daviddi: "Dal fondale emergono soltato le bocche di nove dolia, i giganteschi contenitori di terracotta dell'antichità, ma sotto il fango c'è ancora lo scafo della nave lunga forse una trentina di metri, con tutto il suo carico. Il relitto giace a 64 metri di profondità, poco lontano dal porticciolo di Marciana Marina sull'Isola d'Elba. In queste acque 2000 anni fà il dramma. Una grande nave onoraria romana, una specie di porta-container di allora, finì sugli scogli durante una tempesta e andò a fondo in pochi minuti. Una tragedia che oggi è diventata una scoperta archeologica straordinaria. La scoperta è avvenuta quasi per caso nel corso di un'operazione di Lega Ambiente per verificare lo stato dei fondali. Ora toccherà alla Sorpintendenza Archeologica decidere come studiare questo eccezionale ritrovamento."
Prof. Michelangelo Zecchini: "L'eccezionalità del ritrovamento consiste nel fatto che - forse per la prima volta in Italia - abbiamo un relitto di questo genere intatto, così come quando è calato a picco. Si tratta, cioè, di una sorta di tomba d'acqua nella quale sarà possibile leggere per intero tutta la storia interrotta 2000 anni fa bruscamente."

 
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